L’Amministrazione Comunale di Martano vuole contribuire alla diffusione del testo di Miles gloriosus… ovvero morire d’uranio impoverito, organizzando per venerdì 4 settembre alle ore 21,00 presso l’Anfiteatro Comunale la messa in scena, perché questa “storia di soldati, di misteri, di morti e di colpe, di sofferenze, tribunali e assurdità…” ha coinvolto anche un nostro compianto Concittadino e tutta la sua famiglia.
Antonello Taurino s’imbatte per caso nella vicenda dell’uranio impoverito. Un ragazzo del suo paese, amico d’infanzia, militare tornato dal Kosovo con problemi alla tiroide, gli racconta una storia che fa gelare il sangue. Fino a quel momento aveva letto solo qualche notizia confusa sui giornali. All’improvviso scopre una realtà nascosta e vuole capire, saperne di più. Intraprende una ricerca personale che dura due anni e mezzo. E man mano che approfondisce sente il desiderio di raccontare questa storia. Così scrive un testo e debutta, col titolo Miles gloriosus… ovvero morire d’uranio impoverito, il 16 maggio 2011 al Teatro della Cooperativa di Milano insieme al musicista Orazio Attanasio.
L’uranio impoveritoè uno dei materiali di scarto della raffinazione dell’uranio naturale e viene impiegato per alcuni tipi di armi a uso militare. I proiettili all’uranio impoverito anche con una carica esplosiva convenzionale, di potenza modesta, al momento dell’impatto con l’obiettivo disperdono nell’ambiente materiale radioattivo. Questi proiettili possono definirsi a tutti gli effetti – tranne che quello legale – delle piccole atomiche per la capacità di avvelenare persone e ambiente. Questi proiettili uccidono non solo chi è colpito, ma anche chi spara o chi è impegnato successivamente alla “bonifica dei teatri di guerra”.
L’uranio impoverito è stato usato nelle “missioni di pace” cui hanno partecipato i soldati italiani nei Balcani, in Afghanistan e in Iraq. E ha già ucciso, oltre alla popolazione autoctona, più di 190 giovani militari mentre oltre 2.500 stanno lottando fra la vita e la morte, per guarire. E non dimentichiamo chi si ammala “stranamente” in Italia, perché vive vicino ai poligoni di tiro.